ANNO 16 n° 284
Tarquinia, venti sepolture anomale alla Civita: la ricerca degli archeologi svela i misteri dell’antica città etrusca
Sabato 17 ottobre all’Università Agraria la conferenza sui “cold cases” archeologici della Civita di Tarquinia. Gli studi su sei individui, cercano di ricostruire identità, provenienza e cause delle loro insolite sepolture nell’area sacra
11/10/2026 - 12:20

TARQUINIA – Chi erano le persone sepolte nell’area sacra della Civita di Tarquinia e perché ricevettero una sepoltura diversa da quella normalmente riservata ai defunti dell’epoca? Sono le domande al centro di una ricerca archeologica che, a distanza di migliaia di anni, continua a far emergere nuovi interrogativi sulla vita e sulle pratiche rituali dell’antica città etrusca.

In oltre quarant’anni di scavi e indagini condotti dall’Università degli Studi di Milano, nell’area del cosiddetto “complesso monumentale” sono stati individuati venti individui sepolti secondo modalità considerate anomale rispetto alle consuetudini funerarie del periodo.

Le loro storie saranno al centro dell’incontro Venti “cold cases” di migliaia di anni fa. Identità, violenza e inumazioni atipiche dell’area sacra del “complesso monumentale” della Civita di Tarquinia, in programma sabato 17 ottobre 2026, alle 17.30, nella Sala conferenze dell’Università Agraria, al secondo piano di Palazzo Vipereschi, in via Garibaldi 17.

A illustrare i risultati delle ricerche sarà Matilde Marzullo, responsabile del cantiere di scavo del complesso monumentale e professore aggiunto di Etruscologia all’Università degli Studi di Milano.

Civita di Tarquinia, un luogo centrale per la storia etrusca

Il complesso monumentale rappresenta uno dei siti più significativi del Pianoro della Civita, fondamentale per comprendere le origini e lo sviluppo dell’antica Tarchna, il nome della città in età etrusca.

Le indagini archeologiche dell’Università degli Studi di Milano, avviate nel 1982, hanno documentato una frequentazione dell’area già dal X secolo a.C. Intorno a una cavità naturale si sarebbe sviluppato uno dei primi luoghi di aggregazione della comunità, destinato a trasformarsi progressivamente in uno spazio strutturato e caratterizzato da una forte funzione sacra.

Nel corso dei secoli, l’area ha mantenuto un ruolo importante nella vita collettiva, come testimoniano le numerose attività rituali e le deposizioni rinvenute durante gli scavi. Un luogo legato non soltanto alla dimensione religiosa, ma anche alla memoria e all’identità della comunità tarquiniese.

È proprio in questo contesto che sono state individuate le venti sepolture al centro delle attuali indagini. La loro collocazione all’interno di uno spazio sacro e le modalità con cui gli individui furono deposti rappresentano elementi che richiedono ulteriori approfondimenti per comprenderne il significato storico e culturale.

Analisi scientifiche per ricostruire le storie dei venti individui

La conferenza presenterà in particolare i risultati delle ricerche condotte su sei dei venti individui rinvenuti nell’area sacra.

Lo studio si sviluppa nell’ambito di Science@Tarquinia, progetto internazionale realizzato in collaborazione con la University of Cambridge, con il coinvolgimento di Simon Stoddart, all’interno del Centro di Ricerca Coordinata “Progetto Tarquinia” dell’Università degli Studi di Milano, diretto da Giovanna Bagnasco Gianni.

Per ricostruire le vicende delle persone sepolte, gli studiosi hanno integrato l'indagine archeologica con diverse discipline scientifiche. Tra queste figurano le analisi osteologiche, utili a studiare i resti scheletrici, le indagini isotopiche per approfondire aspetti legati alla provenienza e alle abitudini di vita, la datazione al radiocarbonio e le analisi genetiche.

L'obiettivo è ottenere informazioni sull'identità biologica degli individui, sulle loro possibili origini e sulle condizioni in cui vissero, cercando al tempo stesso di comprendere le circostanze della morte e le ragioni della loro particolare collocazione funeraria.

Perché queste persone furono sepolte proprio nel cuore dell'area sacra? La loro presenza rispondeva a specifiche esigenze rituali oppure era legata a vicende eccezionali? E quale significato attribuiva la comunità etrusca a queste deposizioni?

Sono interrogativi ai quali la ricerca scientifica cerca di dare risposte attraverso l'analisi delle evidenze archeologiche. I risultati degli studi, pubblicati sulla rivista scientifica Scientific Reports del gruppo editoriale Nature, costituiscono la base delle riflessioni che saranno presentate durante l'incontro.

Archeologia e valorizzazione della Civita di Tarquinia

L'iniziativa si inserisce nel lavoro portato avanti da oltre quarant'anni dal Progetto Tarquinia, impegnato nello studio, nella conservazione e nella divulgazione del patrimonio archeologico della città etrusca.

La ricerca non si limita infatti alla raccolta di dati e alla ricostruzione del passato, ma mira anche a condividere con la comunità locale i risultati delle indagini, rafforzando il legame tra conoscenza scientifica e territorio.

In questo percorso svolge un ruolo importante l'Università Agraria di Tarquinia, ente che rappresenta la collettività nella gestione delle terre del demanio civico, comprese quelle del Pianoro della Civita. Nel corso degli anni, l'istituzione ha collaborato con l'Università degli Studi di Milano, sostenendo le attività di ricerca e valorizzazione dell'area archeologica.

Il presidente Alberto Riglietti e l'assessore delegato alle aree archeologiche Claudia Rossi hanno dato continuità a questo impegno, accompagnando il rapporto tra l'ente e il Progetto Tarquinia.

L'appuntamento di sabato rappresenta quindi un'occasione per avvicinare cittadini e appassionati alle nuove scoperte, mostrando come lo studio dei resti archeologici possa contribuire a ricostruire aspetti ancora poco conosciuti della storia etrusca.

Chi è Matilde Marzullo

Matilde Marzullo collabora con il Progetto Tarquinia dal 2009 ed è attualmente responsabile del cantiere di scavo presso il complesso monumentale della Civita, oltre a ricoprire il ruolo di professore aggiunto di Etruscologia all'Università degli Studi di Milano.

È membro corrispondente dell'Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici e si occupa della ricostruzione storica della città antica e della sua necropoli. I suoi principali ambiti di ricerca comprendono la pittura funeraria tarquiniese, lo studio del territorio dell'abitato e della necropoli e la cartografia archeologica della Civita e del territorio di Tarquinia.

Informazioni sull'incontro

  • Quando: sabato 17 ottobre 2026, alle ore 17.30.
  • Dove: Sala conferenze dell'Università Agraria, Palazzo Vipereschi, secondo piano, via Garibaldi 17, Tarquinia.
  • Ingresso: libero.
  • Informazioni: 0766 856016.
  • Email: ufficiourp@agrariatarquinia.it






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